Tritone 

Tritone 

È il satellite maggiore di Nettuno, il penultimo in ordine di distanza dal pianeta ed uno dei più massicci di tutto il Sistema Solare. Fu scoperto da William Lassell il 10 ottobre del 1846 e il suo nome deriva dal greco Τρίτων e rappresenta il figlio del dio del mare Poseidone preso dalla mitologia greca. Ha la caratteristica di essere l’unico, fra i satelliti di Nettuno, a muoversi in senso retrogrado. La sua orbita che è quasi perfettamente circolare ha un raggio di 354.800 km ed è inclinata di 157° rispetto all’equatore del pianeta. Il suo periodo di rivoluzione è pari a 5,88 giorni. Possiede una superficie dalla riflettività molto elevata, quasi del 75%, ed è superata, fra tutti i satelliti del Sistema solare, soltanto da Encelado. È uno dei pochissimi satelliti a possedere un’atmosfera, oltre a Titano e Io. La dimostrazione dell’esistenza di questa atmosfera, che fu prevista in base alle osservazioni da Terra, fu confermata dalla sonda Voyager II che esaminò il satellite nell’agosto del 1989. Dalle analisi è risultato che essa è composta principalmente di azoto e tracce di metano. La sua pressione al suolo è di appena 2∙10–5 bar mentre la superficie si presenta con una notevole varietà di strutture. Tra queste ultime si devono menzionare le chiazze scure circondate da un bordo brillante, la cui natura è ancora oggi incerta. Nelle regioni polari si sviluppano vaste calotte, costituite da metano e azoto allo stato solido. A causa dell’inclinazione del suo asse di rotazione nel corso dell’anno nettuniano, che ha una durata di circa 165 anni terrestri, è soggetto a un marcato ciclo stagionale, che porta alla sublimazione ciclica di parte delle calotte polari. La superficie risulta così relativamente giovane, in quanto è contraddistinta da un’attività geologica particolarmente vigorosa, con numerosi geyser visibili che eruttano azoto. Tritone è stato sorvolato da un’unica sonda spaziale, la Voyager II, nel 1989; i dati e le immagini inviate a terra hanno permesso di stimarne con precisione i parametri fisici e orbitali, di individuarne le principali formazioni geologiche e di studiarne la tenue atmosfera. La Voyager II passò il 25 agosto del 1989 a circa 40.000 km da Tritone, mappando la superficie con una risoluzione di 600 metri. Per gli scienziati della NASA Tritone è un obiettivo primario per le future missioni nel sistema solare. L’orbita retrograda di Tritone rende evidente che non può essersi formato nella stessa regione della nebulosa da cui è nato Nettuno, ma è molto probabilmente un oggetto della fascia di Kuiper catturato in un secondo momento. Tritone è in rotazione sincrona con Nettuno e perciò gli mostra sempre la stessa faccia mentre l’equatore è quasi esattamente allineato al piano dell’orbita. L’asse di rotazione di Tritone è inclinato di circa 40° rispetto al piano orbitale di Nettuno, il che comporta che i suoi poli saranno in modo alternato rivolti verso il Sole, variando così il loro irraggiamento e determinando conseguentemente delle variazioni di tipo stagionale. Molta della conoscenza della sua superficie è stata raggiunta con il fly – by della Voyager II nel 1989. Dal sorvolo è risultato che il 40% della superficie ha creste, depressioni, solchi, cavità, altipiani, pianure ghiacciate ma pochi crateri d’impatto, evidenziando così una superficie abbastanza piatta. In termini geologici la sua superficie è estremamente giovane, con le diverse zone che hanno età comprese tra 50 e solo circa 6 milioni di anni. La temperatura di Tritone risulta anche inferiore a quella di Plutone, infatti si aggira intorno ai – 235 °C. Il più grande cratere osservato su Tritone creato da un impatto misura 27 km di diametro ed è stato chiamato “Mazomba”, anche se sono stati osservati crateri anche più grandi, ma in questo caso si ritiene che essi siano di origine vulcanica.